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Giulio alla Scuola Elementare

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Eccovi la mia classe elementare, nella fotografia ufficiale del terzo anno scattata nel cortiletto interno della scuola.

Da ammirare i grembiulini blu per i bambini e rosa per le bambine e i bei fiocchi rossi che adornavano i nostri colli. In alto, sulla destra, la maestra Peritore: vera insegnante vecchio stile dalla mano facile, anzi facilissima, ma tanto, tanto educativa.

Eccovi i nomi che ricordo, da sinistra in basso: Marida Baxiu, Maurizia Maria Teresa Bergamaschi, Diego Zanetti, Renzo Stretti, Cristina Dal Ben, Paola Pezzi, ? Allegretti, Roberto Tosi, Gianluca Sannzogni, Annalisa Saleri, Anna Picchieri, Roberto Bucaletti, Giovanni Campana, Mauro Rubino, Giulio Regosa, Antonio Pesce, Massimo Salvetti, Claudio Calai, Maria Cristina Martelloni, Laura Vertua, Carla Cinelli, Anna Parise, Stefano Catalano.

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Ed eccovi la foto scattata il giorno di carnevale, quando tutti andavamo a scuola con il vestitito pazientemente realizzato dalle mamme. Io sono il diavoletto, fuori scenario, sulla sinistra.

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Giulio Lupetto si diverte come un matto

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Ero in prima elementare, quando alcuni miei amici facevano parte di un gruppo di Lupetti e mi chiesero di giocare con loro.

Ci andai, e mi divertii tantissimo; in pratica, si stava tutto il tempo all’aria aperta, tra boschi e prati, a giocare fino allo sfinimento. Inoltre, si facevano altre cose assolutamente eccitanti: si imparava a accendere fuochi; costruire tavoli e sedie; distinguere piante, animali e insetti; attraversare percorsi pericolosi o impossibili; dormire nel sacco a pelo in cascine malandate e umide; mangiare quello che si riusci a preparare e via così, in assoluta libertà.

Certo, dato che ASCI (Associazione Scout Italiani) era un’associazione cattolica c’era sempre una buona parte di menate relative alla religione e alla spiritualità, però la libertà che concedeva la vita di gruppo valeva qualche piccolo sacrificio spirituale, soprattutto disinteressato … Ad ogni modo il periodo di Lupetto fu bellissimo, quasi come l’asilo, perché tutte le energie erano protese verso il divertimento.

Poi divenni Scout, e la parte ludica divenne ancora più entusiasmante, giacchè vagavamo liberi e armati di bussole e ascie su e giù per i boschi, rilevando impronte, seguendo piste, mangiando bacche.

Anche la parte religiosa, però, acquistò spessore fino a incominciare a dare fastidio. Inoltre io, per carattere, non ero molto affidabile per i capi: troppo anarchico e troppo casinista per essere capo di una squadriglia, trovai la mia giusta posizione come vice: con il capo, quando fa comodo, con la truppa, quando fa comodo.

Dopo il completo percorso scout, divenni rover, e fu l’ultimo atto. Qui il sacrificio delle lunghe camminate, del cibo annacquato, della scomodità della vita all’aria aperta fu totalmente pervaso dalla mistica cattolica che lo prosciugo del divertimento e lo condannò alla riflessione, alla disponibilità, all’aiuto, tutte cose delle quali non mi fregava niente. Inoltre, i miei rapporti con gli amici, che già erano diversi da me per provenienza sociale e stili comportamentali, si erano man mano degradati fino a sfilacciarsi in rimbecchi e malumori.

La mia presenza, quindi, non aveva più alcun senso e poi sentivo che c’erano altre strade e altre cose da seguire e da fare. Di quei nove anni di scoutismo mi restano ricordi divertenti e bellissimi, che auguro anche a bambini atei.

Nella foto, il momento della Promessa da Lupetto, fatta a otto anni a Pezzoro durante un campo estivo.

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