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Giulio e la tabaccheria

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Il negozio di tabaccheria della famiglia Regosa è uno dei punti fissi della mia vita: odiato o amato – a seconda delle stagioni della vita e dei momenti di crescita e di maturità – mi ha ospitato piccolino nel girello, piccolo in braghe zuave (ccome nella foto sotto), giovane con la maglietta a righe e la faccia sporca, adolescente con il motorino rumoroso parcheggiato fuori, ragazzo con il via vai di fidanzatine, uomo con con il mio fido cane nel banco.

monello

Il negozio è un’attività familiare dagli anni ‘50, quando la licenza era intestata alla nonna Emma Pozzi Regosa e la rivendita era all’interno della sua trattoria “Il Mulino”, a pochi metri da qui. Poi la licenza passò a mio padre, che la allocò nel negozio dove è ancora oggi in via Lombroso 20, e poi a mia madre, vera commerciante per la quale il negozio – questo negozio – è stata una ragione ed un orgoglio di vita. Per tanti anni l’ho aiutata, quando ho potuto e come ho potuto ma avendo sempre il massimo di disponibilita per le mie cose, e sono convinto che abbiamo fatto un buon lavoro, con le sue soddisfazioni.

Quando la licenza è passata a me ho fatto il tabaccaio per un po’ ma poi ho ceduto l’attività. Ma certamente per questo legame lungo una vita che mi lega al negozio non mi sono sentito di abbandonarlo del tutto e mi sono tenuto la proprietà dei muri. Non si sa mai.

negozio

Arte dell’asilo: gli spaventapasseri

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La mia produzione artistica ai tempi dell’asilo si espresse in due modi:

- i lavori di pasta incollata, spesso a soggetto mistico o favolistico e spesso dedicati alla mamma. Si trattava di opere di maniera, realizzate come volevano le maestre fossero fatte. Le migliori le conservo ancora nel cassetto;

- i disegni liberi con matite e, soprattutto, pastelli a cera sul tema degli figure, con particolare predilezione per gli ’spaventapasseri’ e gli ‘eroi volanti’ di cui sotto, così per gradire, vi propongo due opere originali.

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Giulio all’asilo

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Foto ufficiale dell’asilo Cristo Re.

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Papà e la mamma lavoravano in negozio e io, come tutti i bimbi piccoli, ero un po’ d’impiccio. Così all’età di diciotto mesi venni spedito all’asilo (che non era nido, non esistevano ancora, ma era un normale asilo gestito e diretto con il classico pugno di ferro dalle suore Dorotee). Inoltre facevo l’asilo ‘lungo’, cioé dalle 8 di mattina alle 5 di pomeriggio.

Ebbene, un po’ per la giovine età, un po’ per la lunga permanenza, in breve tempo divenni una bambino conosciuto nelle particolarità e rispettato nelle esigenze dalle monache, dalle cuoche, dalle inservienti. Il mio ricordo di quegli anni è bellissimo: nessun pensiero, nessun problema, nessuno scrupolo; solo sani giochi all’aria aperta, sporco e vivace come un animale.

Questa è la foto ufficiale dell’Asilo, con tanto di grembiule bianco.

Ah, dimenticavo, il mio simbolo era la casetta.

Il benvenuto del Sindaco

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Ecco il biglietto che mi inviò il Sindaco di Brescia, Bruno Boni, per congratularsi con me e con i miei genitori della mia nascita.

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