
Anni fa, con un amico, partecipai al premio per il Marketing Philip Morris, dedicato a un prodotto chiamato ‘Cheesly’: un nome fasullo per il prodotto Kraft (ovvero Philip Morris) conosciuto dal pubblico come ‘Yocca’.
Presentammo un progetto folle e divertente, corretto e divergente, che ci consenti di vincere il terzo posto nazionale. Ci fu tanto di presentazione alla Luiss di Roma, fotografie e articoli sulla stampa locale e nazionale, cene di gala a Cernobbio, Feste e Gran Premio Formula 1, insomma un sacco di cose divertenti.
Qui mi è piaciuto recuperare il progetto di allora per riproporlo sulla rete, con la speranza che fra coloro che parteciparanno alle future edizioni ci sia qualcuno che legga questo scritto e abbia la fantasia e l’ardore di presentare un progetto ‘fuori dalle righe’ come fu il nostro e che ci siano dei selezionatori e una giuria in grado di apprezzarne la fantasia e premiarne il valore.
Buona lettura …
Cos’è il Premio per il Marketing Philip Morris
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Dal 1989 il Premio Philip Morris per il Marketing si e consolidato come iniziativa finalizzata a sviluppare la cultura di marketing nelle università e nelle scuole di management, per venire incontro a una domanda di concreta professionalità da parte degli studenti e, contemporaneamente, favorire il loro inserimento nella realtà aziendale.
Lo svolgimento dell’iniziativa si sviluppa secondo le seguenti fasi:
1. ogni anno viene raccolto ed elaborato un “caso aziendale” che illustra un problema di marketing relativo a uno dei prodotti del gruppo Philip Morris.
II Caso, inserito in un apposito kit, viene distribuito a partire dall’inizio dell’anno accademico agli studenti universitari e agli allievi delle scuole di formazione manageriale post-laurea, tramite AIESEC (presso le sue sedi), in occasione delle presentazioni in aula o facendone richiesta alla Segreteria Organizzativa;
2. successivamente, nel corso dell’anno accademico, nelle varie sedi universitarie e nelle principali scuole di formazione vengono organizzate presentazioni del Caso, per dare agli studenti la possibilità di discuterlo con chi la ha elaborato e, in alcune occasioni, con la stesso product manager responsabile del prodotto in esame;
3. agli studenti interessati a partecipare al Premio viene richiesto di elaborare una propria soluzione del Caso e di inviarla alla Segreteria Organizzativa entro i termini stabiliti dal regolamento;
4. una Giuria, composta da professori ed esperti di marketing, valuta tutti gli elaborati pervenuti, stila una prima classifica dei progetti e individua i gruppi finalisti;
5. il giorno della premiazione, che viene fissato entro il mese di ottobre, i finalisti vengono invitati a esporre pubblicamente il loro progetto per consentire alla Giuria di valutare appieno le loro capacita, e designare con decisione insindacabile la classifica dei primi tre gruppi per la sezione università e la prima squadra vincitrice per la sezione scuole di formazione.
Introduzione
Correva l’inverno del 1989, verso la fine. Da un paio d’anni avevo costituito la mia prima società di comunicazione che già lavorava con profitto; inoltre mi rimaneva da terminare l’università e da qualche mese stavo lavorando alla tesi di laurea.
Una sera arriva Guerrini – che poi diventerà mio socio nella fantastica avventura di Giddap & Giddap e che allora stava terminando l’università di Economia e Commercio di Brescia – e mi dice:
“Da noi in Facoltà c’è un concorso della Philip Morris per il marketing, proviamo a farlo?”
- “Mah” dissi io, dubbioso dei concorsi, delle facoltà e delle multinazionali “leggiamo i prerequisiti e le spiegazioni prima …”
Qualche giorno dopo Stefano tornò da me con una bella cartelletta di plastica che conteneva il bando di concorso e me la lasciò. Lessi il bando con attenzione, era una specie di brief sul prodotto e su ciò che che era richiesto di fare, scritto in modo semplice ma anche un pochino lacunoso.
In breve si richiedeva ai partecipanti (che potevano essere singoli o gruppi di studenti, di cui almeno uno iscritto a una facoltà di economia) di predisporre un piano di comunicazione per un fantasioso formaggio di nome ‘Cheesly’, più noto al mercato con il vero nome di ‘Philadelphia’.
Leggendo e rileggendo il bando/brief ci furono chiare ben presto tre cose:
- che esistevano grandi carenze informative nel brief riguardo al marketing e che tali mancate informazioni rendevano impossibile l’ideazione di qualsiasi progetto di comunicazione ‘plausibile’;
- che, in ogni modo e facendoci noi una specie di studio sul mercato, si sarebbe potuto fare un progetto ‘di maniera’: abbastanza probabile e probabilmente anche semplice, banale e un po’ insipido;
- che fare un progetto come ci era dato possibile con le poche informazioni presenti e le molte assenti non ci avrebbe divertito più di tanto, ma che l’avremmo fatto solo se ci divertivamo.
Il dilemma, quindi, era tra fare una cosa normale e noiosa o fare una cosa creativa e divertente. Oppure non fare niente Pensa e ripensa ci venne l’idea … quella di riempire in modo autoritario e creativo, a nostro assoluto uso e consumo, gli spazi informativi lasciati vuoti dall brief per costruire un ‘impalcatura concettuale che fosse al tempo stesso assolutamente corretta dal punto di vista teorico e metodologico, e assolutamente ‘impossibile’ dal punto di vista creativo ed operativo.
Con l’idea nelle zucche, ci mettemmo subito al lavoro di stesura. Organizzammo il progetto in due parti: la prima di scenario, con i dati sul mercato alimentare italiano, sul mercato dei formaggi, sui consumatori e i loro stili alimentari (in pratica, una mole obbligatoria di dati quantitativi e qualitativi sull’oggetto di studio); e una seconda parte dove, presi noi i nomi di Philip & Morris, definivamo con genio e crudeltà senso, valore e strategia del prodotto Cheesly. Più che un progetto facemmo un manifesto ideologico, stando sempre bene attenti ad essere al tempo stesso corretti e paradossali. Questo fu primo il progetto che inviammo a Roma, che puoi leggere di seguito.
Qualche mese dopo ricevemmo una telefonata: Cheesly, il nostro Cheesly, ce l’aveva fatta. La sua correttezza, la sua ironia e la nostra autorevolezza erano invitati in finale alla Luiss di Roma, tutto a spese della Philip Morris.
A questo punto facemmo un errore di gioventù: invece di rileggere e rinforzare concettualmente il progetto presentato ci sentimmo in dovere, da veri tenutari del verbo di Cheesly, di produrre un secondo progetto che espandeva le qualità e i valori del primo oltre ogni limite, fino a dove nessun uomo era mai giunto prima … in più aprimmo la presentazione definendoci “io Philip e lui Morris” ed arrogandoci perciò il diritto di poter dire, fare e disfare tutto, a piacimento.
Questo secondo progetto (che puoi sempre leggere qui di seguito) era meraviglioso, eppure prematuro; la giuria, tutta composta da importanti personalità della cultura e della comunicazione, non aveva ancora ben metabolizzato il nostro primo passo che ora gli proponevamo una corsa intellettuale che nessun di loro aveva la preparazione, la forza e il coraggio di fare. Così arrivammo terzi, e fu festa e fu trionfo. Prima arrivò una ragazzina della Bocconi con un progettino carino e bellino; secondi due ragazzi con un po’ di verve; e terzi noi, i padroni della baracca …
Primo progetto inviato
Cheesly. Fa bene in fretta perché è Buono.
Secondo progetto inviato
Cheesly. O della Bontà.