logo_homeTerminato l’Istituto Europeo di Design rimango a Milano un anno. Trovo una casa (cara) in via Lorenteggio 154 e partecipo alla nascita e all’avvio dei programmi di formazione di quella che oggi è una costosa, prestigiosa e lussuosa scuola nel settore della comunicazione: Accademia di Comunicazione. Mi ha tirato con sè Michelangelo Tagliaferri, già direttore dell’Istituto Europeo di Design, che con la sua parlantina dolce e la sua barba profetica evoca in me un certo paternalismo intellettuale. Dato che parte la scuola, tutto è da fare; da mettere a posto la struttura ad assistere qualche docente in lezione.

L’ambiente, rispetto a IED, è decisamente migliore: grandi spazi, buoni strumenti (è qui che incontro il mio primo mac), ottimi professionisti chiamati alla docenza. Nel mentre che do una mano qui, faccio anche altre cose: collaboro con qualche piccolo studio pubblicitario per la stesura di testi pubblicitari, faccio gli ultimi tre esami a Bologna e lavoro alla tesi di laurea; trovo una consulenza estiva presso Superstar – divisione per prodotti ad alta immagine – di J.Walter Thompson. Inoltre in Accademia è stata creata una struttura dedicata alla ricerca che si chiama Noìma, nella quale partecipo come ricercatore junior al fianco di prestigiosi ed affermati intellettuali della comunicazione ed a giovani ricercatori con brillanti e importanti futuri.

E’ un periodo molto inteso, cullato dal maciullante ritmo milanese tra le tante cose da fare, dove la mia anima è combattuta fra la fulgida bellezza della ricerca teorica sui media e sulla comunicazione – territorio in corso di esplorazione e definizione, ma arido di soddisfazione – e la più pratica piacevolezza e velocità del copywriting pubblicitario. Mi basta un anno per andare in overdose da Milano (io ne avevo previsti due!), ma a settembre è il momento che torno a Brescia, con una quantità enorme di informazioni e conoscenze in più di quando sono partito, quindi il bilancio di questa trasferta è sicuramente stato positivo.

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