Ero in prima elementare, quando alcuni miei amici facevano parte di un gruppo di Lupetti e mi chiesero di giocare con loro.

Ci andai, e mi divertii tantissimo; in pratica, si stava tutto il tempo all’aria aperta, tra boschi e prati, a giocare fino allo sfinimento. Inoltre, si facevano altre cose assolutamente eccitanti: si imparava a accendere fuochi; costruire tavoli e sedie; distinguere piante, animali e insetti; attraversare percorsi pericolosi o impossibili; dormire nel sacco a pelo in cascine malandate e umide; mangiare quello che si riusci a preparare e via così, in assoluta libertà.

Certo, dato che ASCI (Associazione Scout Italiani) era un’associazione cattolica c’era sempre una buona parte di menate relative alla religione e alla spiritualità, però la libertà che concedeva la vita di gruppo valeva qualche piccolo sacrificio spirituale, soprattutto disinteressato … Ad ogni modo il periodo di Lupetto fu bellissimo, quasi come l’asilo, perché tutte le energie erano protese verso il divertimento.

Poi divenni Scout, e la parte ludica divenne ancora più entusiasmante, giacchè vagavamo liberi e armati di bussole e ascie su e giù per i boschi, rilevando impronte, seguendo piste, mangiando bacche.

Anche la parte religiosa, però, acquistò spessore fino a incominciare a dare fastidio. Inoltre io, per carattere, non ero molto affidabile per i capi: troppo anarchico e troppo casinista per essere capo di una squadriglia, trovai la mia giusta posizione come vice: con il capo, quando fa comodo, con la truppa, quando fa comodo.

Dopo il completo percorso scout, divenni rover, e fu l’ultimo atto. Qui il sacrificio delle lunghe camminate, del cibo annacquato, della scomodità della vita all’aria aperta fu totalmente pervaso dalla mistica cattolica che lo prosciugo del divertimento e lo condannò alla riflessione, alla disponibilità, all’aiuto, tutte cose delle quali non mi fregava niente. Inoltre, i miei rapporti con gli amici, che già erano diversi da me per provenienza sociale e stili comportamentali, si erano man mano degradati fino a sfilacciarsi in rimbecchi e malumori.

La mia presenza, quindi, non aveva più alcun senso e poi sentivo che c’erano altre strade e altre cose da seguire e da fare. Di quei nove anni di scoutismo mi restano ricordi divertenti e bellissimi, che auguro anche a bambini atei.

Nella foto, il momento della Promessa da Lupetto, fatta a otto anni a Pezzoro durante un campo estivo.

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