Giulio è attivo e creativo
Vita aprile 15th. 1980, 6:47am
In quegli anni un fuoco inizio a bruciare dentro noi,
divamparono idee, parole, progetti e situazioni nuove.
Furono anni di musica nuova e di energie senza fine,
anni di canzoni, passioni, gruppi, strumenti, pensieri, concerti.
Fu in quegli anni che l’underground vide la luce,
dal buio delle cantine ai riflettori dei palchi.
il 23 dicembre 1980 incendiammo il primo palco,
come in un gioco, prendemmo tutto molto sul serio.
Fu il primo concerto di un gruppo punk a Brescia,
niente girò per il verso giusto, quindi tutto fu stupendo.
Sono passati trent’anni … e il nostro fuoco brucia ancora.
Questo articolo è per scaldarvi con questo fuoco.
Volantino ufficiale del concerto

Dalla memoria di Giulio Regosa voce e chitarra per DDT
Che evento, quella notte: per la prima volta un concerto punk a Brescia; per la prima volta tutti fuori dalle cantine, dalle sale prove, dai sottoscala e tutti insieme – amici e nemici – al CSA di Mompiano per DDT e Graves. Per la prima volta i ‘brutti e cattivi’ delle suburbie, i ‘belli e fascisti’ del centro città, i ‘freak’ di piazza del duomo e gli ‘chic’ delle discoteche si trovarono fianco a fianco tutti accaldati dello stesso sudore nello stesso squallido stanzone per un vero concerto underground.
Che concerto quella notte: tutto funzionava più o meno ed il suono faceva schifo, per l’emozione avro’ pisciato 10 volte prima di uscire upfront, quando uscii la mia scaletta era sparita ancora prima di cominciare e la mia chitarra era piu’ scordata del solito. Dal piccolo rialzo che faceva da palco vedevo volare monetine e raudi, mozziconi accesi e latte fresco; sentivo insulti e vedevo spintoni, vicino a me infuriava il pogo, lontano c’era troppo fumo per poter vedere. I gruppi diversi si guardavano con odio mentre colavano dello stesso calore, una piccola rissa scoppiò sulla porta, più per folklore che per vera cattiveria. Noi suonammo tecnicamente male ma emozionalmente benissimo, con tutta la rabbia, l’allegria e l’energia che ci percorrevano i corpi. E alla fine, grandi pacche sulle spalle e saluti da mai visti, un buon successo anche con le (poche) pankez girl d’epoca.
In quel concerto tutto successe per inerzia, perche’ l’energia – la nostra energia, quella del pubblico, quella della della nuova scena – era oramai una forza talmente vasta e talmente robusta che nulla e nessuno avrebbe potuto bloccarla. Da quel concerto l’energia dilago’ per la città e da quella sera l’underground – con i suoi gruppi, le sue persone, i suoi eroi e i suoi reietti – si prese il suo posto stabile sotto le luci dei (pochi) palchi della città.
Volantino distribuito all’inizio del concerto
VALE PIU’ UN ATTIMO DI “VELENO SCHIFOSO” che la faccia di quelli cui “LA MUSICA E’ MUSICA”.
Uno dell’entourange D.D.T.
Recensione del concerto dalla Fanzine Brixia Rock a cura di Junge Riot
Il giorno del debutto è stato martedì 23 dicembre alle ore 20,30 (ma come al solito è iniziato alle 21 per via dei preparativi). La pubblicità era stata molta; su tutti i pali di Brescia c’erano fogli con le spiegazioni del concerto. Non solo, ma anche su tutte le filovie, fuori dalla scuola, nei locali pubblici, ecc. Come dice il foglietto (da me strappato da un palo subito dopo il concerto), ascoltare i Graves e i D.D.T. è come ascoltare un camion senza marmitta. Infatti il locale era molto piccolo, anzi era una stanzetta da circa 50 posti, e per giunta le finestre erano chiuse. Potete immaginarvi quindi l’atmosfera. Quello che assordava di più era il basso che, essendo troppo alto di volume, faceva vibrare la stanza.
Nell’entrare dal cancello mi sono trovato di fronte un posto lugubre, illuminato dalla luce fioca di un lampione. Ho percorso il vialetto e, girato l’angolo, alcuni rumori assordanti mi hanno travolto, con un frastuono incredibile. Finalmente sono entrato dalla porta che dava sul palco, ho dato i soldi al cantante dei Graves, che “affamato” continuava a dire di darglieli, ma con un’aria da esaltato. Dentro, mi sono seduto su una delle sedie in fondo, appoggiato al muro, e sono stato costretto a fare tentativi per vedere oltre, in quanto la gente aveva riempito il locale. Intanto, mentre i D.D.T. facevano le loro prove, sono entrati i punks più punk di Brescia e provincia. Indossavano stivaletti alla partigiana, blue-jeans ormai bianchi con disegni, parole o sigle, giacche di cuoio con pezze e spille di vari complessi. Uno aveva anche un cinturone di proiettili e una pistola (calibro imprecisato) era il personaggio più punk di tutti. Se ho sentito bene era il batterista dei D.D.T., anche se l’informazione non è sicura. Dalle 20,30 alle 21 i vari punks che avevano portato un registratore, hanno mandato alcune canzoni dei Crass, U.K.Subs Cockney Rejects. Finalmente alle ore 21 e qualche minuto le luci si sono spente e si sono riaccese sul palco (luci psichedeliche verdi, gialle e blu). Appena i D.D,T. hanno attaccato una grande folla si è messa a ballare scalmanatamente vicino al cantante, che aveva occhialini neri (conciato anche lui alla pazzia) e cantava stonatamente rivolto sul pubblico. Inoltre le chitarre non seguivano la batteria (che era povera) e viceversa. Il chiasso e il frastuono erano incredibili, pazzeschi. Sono rimasto senza vedere per ben mezz’ora e sono stato preso da un calore improvviso, finché la gente si è tirata giù. Alcune canzoni erano imitate dai Sex Pistols e comunque erano copiate male. Solo chi ama la confusione e uscire un po’ la sera avrebbe potuto venire nel ghetto in cui in cui mi trovavo; le varie canzoni che sono riuscito a rintracciare senza fatica sono quattordici per i D.D.T. e 13 per i Graves (anche se non tutte sono state suonate per motivi tecnici). Per i D.D.T. sono: “Pretty Vacant”, “Corpus Christi”, “Soldier”, “So Much the Better”, “Bodies”, “Wendyu”, Bishop”, Lost Living Out”, Perversion”, Bombmania”, “Where Living Out”, “C.I.A.” e “Polizia” quest’ultima in italiano; uno di loro prima di cantarla ha urlato “la poliziaaaaa!” e della gente si è spaventata quasi fosse stata una bisca clandestina. “Anarchy” (cantata in onore di un loro amico morto in un incidente automobilistico). Anche le urla arrabbiate e la musica dura non a tempo rendevano il luogo assordante e rompitimpani; le musiche certo erano molto corte ma mi piacevano molto, e l’inizio era il pezzo più chiassoso.
Il secondo concerto, tanto atteso, mi ha un po’ deluso, più che altro perché era meno tirato dell’altro. Ma la voce del leader, anche se grossa, almeno stava a tempo con la musica. C’era una voglia di salire sul palco e strappare di dosso i vestiti dei componenti.
Immagini del concerto











E poi?
Dopo questo concerto, niente fu più come prima. Nacquero nuovi gruppi e nuovi situazioni, ci furono nuovi concerti e nuovi grandi eventi.
Una memoria dei due anni successivi al concerto di DDT & Graves è rintracciabile nell’articolo di Maurizio Pasetti “Ho u’dito Metrò a Brescia: percorsi e fermate” apparso su “Punto e Virgola” del dicembre 1982 e curato da Massimo Lanzini.
Per conto mio, dopo DDT ci fu Rigor Mortis – Rigidità Cadaverica, il gruppo di dark wave con interferenze rockabilly e sinfoniche costituito da me alla chitarra e voce, Claudio Passerini alle batterie e ritmiche, Giovanni Bosetti al basso e Domenico Bulla al trombone e sax.
E dopo ancora Dr. Rhythm, uno studio group con Claudio ‘Koma’ Passerini che con lo slogan “There is a danceable solution to teenage revolution” apre l’underground alla dance evoluta.