Giulio all’Istituto per Ragionieri
Vita settembre 10th. 1977, 7:00pmQuando morì mio padre io avevo quattordici anni e avevo appena terminato le scuole medie. Mi trovai nella situazione di dover aiutare la mamma in negozio e di voler continuare gli studi, senza un motivo apparente. Se fosse stato possibile avrei fatto agraria, ma mi dovetti orientare verso gli istituti che offrivano dei corsi serali, che in quegli anni erano solo l’istituto per geometri e quello per ragionieri.
Un mio vicino di casa già frequentava ragioneria all’Istituto Tecnico Commerciale “Giuseppe Cesare Abba”, quindi colsi l’occasione di poter essere autotrasportato nelle brutte serate e mi iscrissi anch’io a ragioneria. In pratica, non avevo nessun interesse per l’argomento e le materie, ma qualcosa dovevo pur fare per proseguire sul mio cammino scolastico. Mi ritrovai così ad essere il più giovane della classe, insieme a grossi figuri con barbe e baffi e moglie e figli, e a donne mature con famiglie, lavori e problemi che non riuscivo nemmeno a capire.
Trascorsi cinque anni tutti d’un fiato, soffrendo per il fatto di non avere – come i miei amici dei diurni – dei compagni di classe coetanei con i quali studiare, giocare e fare cazzate. Tutte le sere, poi, io ero a scuola: dalle 19 alle 23 e il sabato dalle 14,30 alle 19, quindi la mia vita ’sociale’ fu quasi inesistente.
Ciò mi fece male per un po’, almeno fino a quando i miei amici non cominciarono in tanti a trascorrere le loro serate con cattive abitudini, quindi era molto più furbo e intelligente andare a scuola.
Di questi cinque anni di Abba serale non ho nessuna immagine e anche pochi ricordi allegri, giacché non è che ci fosse molto da divertirsi: i compagni di classe cambiavano moltissimo e le conoscenze rimanevano sempre molto superficiali, per evidenti differenze d’età, di sensibilità, d’interesse; l’attenzione di tutti era finalizzata all’ottenimento del diploma, quindi la dedizione regnava sovrana; era la seconda metà degli anni 70 e, soprattutto al serale, lo spirito della politica pervadeva professori e discenti, ma non nel modo caciarone e festaiolo degli istituti diurni – è aprile: occupiamo! – ma con tragica serietà …