Scala razionale per valutare il danno delle droghe. I dati provengono dall’articolo del 24 marzo 2007 di The Lancet: l scale to assess the harm of drugs. Data source is the March 24, 2007 article: Nutt, David, Leslie A King, William Saulsbury, Colin Blakemore. “Development of a rational scale to assess the harm of drugs of potential misuse”
River rescue in downtown Des Moines: A woman is pulled from near the Center Street dam by construction worker Jason Oglesbee on Tuesday. A man who was with the unidentified woman died in the Des Moines River. A rescue team from the Des Moines Fire Department tried several times to rescue the woman but could not get close enough to her. – Published July 1, 2009
Awarded to Mary Chind of The Des Moines Register for her photograph of the heart-stopping moment when a rescuer dangling in a makeshift harness tries to save a woman trapped in the foaming water beneath a dam.
I film mi sono lunghi, i telefilm mi sono a noia.
Così guardo un po di spot su funnyplace e ne trovo uno che mi piace.
Racconta una storia, e dimostra quanto la storia stessa è l’anima della narrazione. Guardatelo anche voi e ditemi se vi piace.
Oggi è morto il grande Mike Bongiorno, un paguro della TV italiana che ci ha divertito e rotto le palle per oltre 40 anni con le sue incredibili cazzate e le sue papere favolose.
In commemorazione, rileggerò stasera la ancora perfettamente valida “Fenomenologia di Mike Bongiorno” realizzata negli anni ‘60 da Umberto Eco.
Intanto, a corpo caldo, mi sono rivisto un ‘meglio’ delle sue gaffes e ve le propongo …
Qualche settimana fa il favoloso Lux Interior – cantante dei Cramps, la più grande rock’n'roll band degli ultimi trent’anni – è stato trovato morto nel suo appartamento.
A questo artista che ha vissuto cosi intensamente ed immensamente l’anima del rock’n'roll – e che io ho molto amato – dedico un clip rigorosamente live.
Beccatevi questa meravigliosa versione dei Cramps di “Tear it up” di Johnny Burnette, presente nel film e nel doppio LP ‘Urgh! A music war” (1981 UK)
Scorre liquida la folla nell’affollata stazione di Tokyo, tra bambine vestite alla marinara, impermeabili beige e uomini con le mascherine. Centinaia di migliaia di persone si sfiorano ogni giorno in questi non spazi di transito. Essere nel flusso è meraviglioso.
Tra aprile e maggio sono andato in Giappone, in giro quindici giorni tra Tokyo e Kyoto.
Molto bello, tutto è perfettamente perfetto, tutto è fantasticamente ultra-moderno o assolutamente tradizionale.
Il peccato è che mi sono abituato subito, e Tokyo è oramai il mio paradigma di città. Così, se vado da qualche altra parte, spontaneamente raffronto e, dopo Tokyo, rimango sempre male.
Mi è successo così anche a Berlino, un paio di settimane fa. Avevo il ricordo di una città vera e vivace, ma dopo Tokyo tutto mi sembra addormentato …
Guardate ad esempio il mio attraversamento di questo incrocio, quello di Shibuya (渋谷区, Shibuya-ku), qui si che c’è vita che scorre …